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La cosa si evince non tanto quanto l 'apposito cartello, ma quanto per la trasformazione dell'asfalto, da liscio a pessimo. Pessimo non tanto per la ruvidezza sicuramente accettabile, ma quanto per le depressioni del terreno, buche e dossi naturali nati dallo sgfogo verso l'alto delle radici degli alberi che costeggiano la pista. Tali problematiche sono state comunque segnalate con vernice bianca dal sottoscritto in occasione del Mincio Roller Tour, e quindi anche i non conoscitori del tratto potranno pattinare abbastanza in sicurezza anche in scia. |
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Indica piacere o dolore?
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Dopo circa altri 2 km si incontra la prima barriera. Una sbarra di ferro che serve per evitare l'ingresso delle vetture (nel tratto precedente, anche se non potrebbero, qualche auto entra e quindi occhio...). A tale sbarra occorre rallentare, soprattutto perché in quel frangente ci sono 50mt di asfalto sconnesso e quasi "sterrato", molto insidioso se si arriva ad alta velocità. Altri 2 km e si incontra una seconda sbarra da superare con la medesima cautela della precedente, anzi, non avendo questi una feritoia pedonale come la prima, occorre superarla o scavalcandola o passandoci sotto, o ancora utilizzando il sentiero sterrato a lato. Qui si costeggia la centrale termoelettrica di Ponti sul Mincio, e bisogna fare attenzione alle radici degli alberi in questo frangente molto invasive. Un'altra sbarra facilmente superabile con un uscio laterale asfaltato porta sulla diga, bellissima e suggestiva, attraversandola porta alla riva sinistra e ad una splendida fontana perpetua di acqua buonissima. Trovandosi di fronte alla fontana chi non conosce la pista è portato di prendere per la sbarra a sinistra. In realtà è un pezzo di ciclabile che ben presto finisce in sterrato costringendo al rientro. Il vero proseguo della ciclabile del Mincio è a destra, una piccola discesa sterrata che porta ad un piccolo ponte di legno e si immerge nel bosco. Ma niente paura, scendere con i pattini sullo sterrato in discesa si può ed è anche divertente, e la camminata su trampoli (questa la sensazione di camminare con le ruote che non girano), dura poco circa 200mt, e subito dopo il secondo ponte di legno ricomicia la ciclabile; quella nuova che prosegue quell' itinerario che per anni finiva alla fontana. Ci troviamo quindi nel territorio dell'antico borgo medioevale di Monzambano, sempre costeggiando a sinistra. Qualche km di ciclabile dall'asfalto più che decente, e poi bisogna affrontare a sinistra una bella rampa in salita, che porta fuori dalla immediata costa in direzione di Borghetto, un'incantevole piccolo borgo medioevale con tanto di mulini ad acqua funzionanti, che sorge su un "arcipelago" in mezzo al fiume. Il Borghetto è una frazione di Valeggio sul Mincio ed è una nota attrattiva turistica, come testimoniato dalle botteghe artigiane tipiche e dagli operatori della ristorazione che pullulano nel piccolo villaggio. Vale la pena a metà allenamento fermarsi per visitare "on skates" questa meraviglia storico/culturale, ma prima bisogna affrontare il secondo tratto sterrato del percorso, ancora immerso nel bosco. Questa volta più lungo del primo, ma comunque niente di difficile per dei roller avventurosi. Viene da chiedersi il perché non si sia provveduto ad asfaltare un tratto così breve di ciclabile che effettivamente rovina un po' la pista...la risposta è che si tratta di zona storica dei beni ambientali sulla quale non è consentito edificare alcunché (giustamente aggiungerei, ma magari una pavimentazione in legno...). Comunque sia siamo arrivati al Borghetto e questo è molto appagante. Qui c'é una cosa importante da sapere: appena finito lo sterrato, ci si trova di fronte un ampio parcheggio sterrato anch'esso. La ciclabile riprende dritta di fronte a se dopo un 300mt di sterrato oltre il parcheggio. A questo punto il nostro roller avventuroso però di sterrato già non ne vuole più sapere, e quindi si consiglia di aggirare l'ostacolo da sopra prendendo una viuzza comunale parallela, che finisce in una discesa a destra per ricongiungersi alla riva sinistra del fiume ed alla relativa pista ciclabile. Occhio, perché la discesa è notevolmente ripida, e conviene affrontarla con cautela. Una volta tornati sulla sponda, è una pacchia e si pattinerà per km e km con asfalto variabile ma tutto sommato sempre decente. Dapprima si costeggerà anche un piccolo aeroporto per aeroplanini biposto che con un po' di fortuna si potrà vedere decollare o atterrare con volteggi. Poi sull'altra sponda una cascata che non si capisce se mezza naturale o artificiale del tutto, ma comunque molto bella, con annessa costruzione ricettiva e famigliole di bagnanti. Io ho battezzato quella costruzione il "tempio cambogiano della fertilità" perché questa costruzione immersa nel verde, quasi mangiata dalla foresta, con cascate e flutti vivaci che mi ricordano molto certe scene di certi film o videogiochi ambientati nel sud-est asiatico. Ogni tanto capita di incrociare strade a normale viabilità, per le quali è opportuno, come buon senso insegna, prestare attenzione prima dell' attraversamento. Giungendo nel paesino di Pozzolo, si costeggia anche un centro sportivo comunale (munito anche di pista piana 20x40 adatta all'hockey ed a eventuali attività FIHP), con tanto di bar del circolo dai prezzi molto modici, nel quale una pausa di ristoro è più che un piacere. Da qui non manca moltissimo a Marengo e quindi alla fine della ciclabile (vi accorgerete di essere giunti a Marengo grazie agli allevamenti suini sulla sinistra). |
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Infatti, ultimamente il centro sportivo di Pozzolo viene usato dai pattinatori locali come punto di parcheggio e ritrovo, per partire alla volta di altri suggestivi e bellissimi itinerari che vanno nell'interno della campagna mantovana, con strade secondarie semi- deserte e asfaltate molto bene... Ma si tratta comunque di un percorso che bisogna conoscere e che noi non ci sentiamo di pubblicizzare troppo perché non propriamente adibito ad uso sportivo, e comunque l'oggetto dell'articolo è la ciclabile del Mincio, quindi vi dico che una volta giunti a Marengo bisogna ritornare indietro.
Testi: Max Bavieri - Foto: PattiniNews
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